Un impianto di calcestruzzo è, per consumo energetico, una piccola industria. Compressori, miscelatori, nastri trasportatori, sistemi di pesatura, controlli automatici lavorano in continuo durante le finestre produttive. La bolletta elettrica è una delle voci più pesanti del conto economico — e una delle più impattanti sul fronte CO₂, perché il mix energetico italiano resta in larga parte legato al gas.
Nel 2027 mettiamo in esercizio l’impianto fotovoltaico sulle coperture di Pastorano. L’obiettivo dichiarato è uno: abbattere i costi energivori della sede, e con essi il suo carico emissivo. La superficie disponibile sui capannoni e sulle pensiline impianti è significativa — Pastorano è stata progettata con coperture continue — e permette una potenza installata coerente con il fabbisogno di base dell’impianto durante le ore di luce, che coincidono con la finestra produttiva.
L’autoconsumo è la chiave. Un impianto fotovoltaico industriale rende davvero quando l’energia prodotta è anche consumata in sito, evitando il differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di immissione in rete. La curva di produzione del calcestruzzo — concentrata nelle ore diurne — combacia con la curva di produzione solare meglio di quasi qualsiasi altro processo industriale.
Il fotovoltaico di Pastorano si integra con gli altri due interventi 2027: il recupero delle acque di prima pioggia e l’avvio della linea materie seconde da scarti di produzione. Insieme, costituiscono il passaggio da una logica di mitigazione a una logica di chiusura del ciclo.


