Calcestruzzo CAM: quando la materia prima è il prodotto di ieri

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono la normativa che oggi guida gli appalti pubblici sostenibili in Italia: per il calcestruzzo prevedono che una quota della miscela provenga da aggregati di recupero, ovvero da inerti che hanno già avuto una vita in altri manufatti o nella produzione stessa. Non è un’etichetta di marketing: è un vincolo tecnico che ridefinisce come si progetta una miscela e come si gestisce l’approvvigionamento.

Nel 2026 abbiamo certificato e messo in produzione la nostra linea di calcestruzzo CAM. Il risultato, in un anno di attività, sono 34.000 tonnellate di materie prime vergini risparmiate: inerti che non sono stati estratti da cava, ma recuperati e reimmessi in produzione. Per dare una misura concreta, parliamo di circa 13 campi da calcio di superficie di cava che non abbiamo dovuto aprire — territorio che resta paesaggio, biodiversità, suolo permeabile, invece di diventare fronte di scavo.

Il processo richiede tre condizioni. La prima è una selezione rigorosa del materiale di recupero, con controlli sistematici su granulometria, presenza di contaminanti e assorbimento d’acqua: un aggregato riciclato non trattato correttamente rovina la miscela, e quindi la struttura che ne deriva. La seconda è una taratura specifica delle formulazioni, che tenga conto della maggiore porosità degli aggregati riciclati compensandola con additivi mirati e dosaggi calibrati — le prestazioni meccaniche del CAM devono essere identiche a quelle del calcestruzzo tradizionale, e questa è la parte più tecnica del lavoro. La terza è la tracciabilità completa, perché chi acquista CAM — soprattutto la stazione appaltante pubblica — deve poter dimostrare la conformità nei capitolati di gara.

Il vantaggio per il committente pubblico è diretto: punteggio premiale in gara, conformità garantita, documentazione pronta. Quello per l’ambiente è strutturale, e si legge in filiera: ogni metro cubo di calcestruzzo CAM è meno cava aperta, meno trasporto di materia vergine su gomma, meno discarica per i materiali demoliti che invece rientrano nel ciclo. È la definizione operativa di economia circolare — non un principio dichiarato, ma un flusso di materia che cambia direzione.

La linea CAM si inserisce naturalmente nel sistema che stavamo già costruendo: il recupero delle acque del 2025 aveva iniziato a rimettere in produzione gli inerti fini decantati nelle vasche; il calcestruzzo CAM li assorbe strutturalmente. Ogni intervento sostenibile che facciamo, se è ben progettato, ne alimenta un altro. E il calcolo torna: per l’azienda, per il committente, per il territorio.

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