L’acqua che torna in produzione: il sistema di recupero 2025

Il calcestruzzo è acqua per quasi un quinto del suo peso. Ogni metro cubo prodotto ne consuma tra i 150 e i 200 litri, tra impasto, lavaggio impianti e pulizia delle betoniere. Per una realtà come Beton Sirio, con tre impianti attivi tra Pastorano, Castel Volturno e San Tammaro, parliamo di volumi quotidiani importanti — e di un costo ambientale che, in Campania, non può essere ignorato: la nostra è una regione dove lo stress idrico è realtà strutturale, non ipotesi futura.

Nel 2025 abbiamo messo a regime il sistema di recupero delle acque di processo su tutti e tre gli impianti. Il risultato, in un anno, è un dato che parla da solo: 70 milioni di litri di acqua recuperati e reimmessi nel ciclo produttivo. Per dare una misura concreta, è il fabbisogno idrico annuo di circa 450 famiglie italiane — un piccolo quartiere che, di fatto, non toglie una goccia alla falda perché a sostituirlo c’è il nostro sistema di riciclo.

Il funzionamento poggia su tre stadi. Il primo è la sedimentazione: le acque di lavaggio di betoniere e impianti vengono captate in vasche dedicate dove gli inerti grossolani si depositano per gravità. Il secondo è la chiarificazione, che abbatte i fini sospesi e restituisce un’acqua otticamente pulita, idonea al riutilizzo. Il terzo è lo stoccaggio in vasche di rilancio, da cui l’acqua rientra negli impianti di miscelazione e nei circuiti di lavaggio.

Gli inerti che si depositano nelle vasche non finiscono in discarica: rientrano nel processo produttivo come materia recuperata, alimentando la linea CAM che nel 2026 avrebbe poi ricevuto certificazione ufficiale. In questa logica il sistema di recupero acque non è solo un intervento di sostenibilità idrica, ma il primo tassello dell’economia circolare che negli anni successivi si sarebbe estesa a energia, materiali, scarti di lavorazione.

L’investimento ha un orizzonte di rientro a medio termine, ma la ratio non è solo economica. Ogni litro recuperato è un litro che non viene prelevato dalla falda, e ogni tonnellata di inerti reintrodotta nel ciclo è una tonnellata che non viene estratta da cava. Per un’attività produttiva del nostro tipo, in questo territorio, non è un dettaglio: è la premessa di ogni discorso di sostenibilità che voglia essere preso sul serio.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *